Il 2013 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite “Anno
Internazionale della Quinoa”. Una buona notizia: nei prossimi mesi, in tutto il
mondo, si svilupperanno progetti legati a questo piccolo cereale poco
conosciuto che gli Inca consideravano addirittura “madre di tutti i semi”. La
quinoa è una pianta dal fusto alto e sottile con fiori simili a spighe, di un
colore variabile (dal crema al viola intenso) che racchiudono minuscoli semi
sferici. La pianta è originaria delle Ande: è stata domesticata 5 mila anni fa
nelle valli di Perù, Ecuador e Bolivia e la sua coltivazione si è diffusa su
tutto il territorio andino grazie al commercio e alle migrazioni. Emblema dei
cibi nobili e dimenticati, la quinoa è ricca di proteine, minerali e vitamine e
i suoi semi sono da sempre alla base dell’alimentazione delle popolazioni
andine. La sua coltivazione era legata a diversi riti sacri e, proprio per
questo, è stata bandita dai conquistatori europei. I suoi semi sono stati
salvaguardati dalle famiglie contadine, ma nel XX secolo l’urbanizzazione e l’industrializzazione
dell’agricoltura ne hanno segnato un inesorabile declino. Fortunatamente,
alcuni decenni fa, la quinoa è stata riscoperta: grazie alla sinergia fra
cooperative di produttori, enti di ricerca e istituzioni internazionali, la sua
produzione è cresciuta (passando dalle 18.000 tonnellate del 1970 alle 78.000
del 2010), così come la sua presenza sul mercato, anche internazionale.
Oggi la quinoa può tornare a essere un simbolo di
biodiversità e un cibo fondamentale per la sicurezza alimentare: è una pianta
versatile, resistente alla siccità, coltivata quasi esclusivamente con tecniche
tradizionali, spesso in forma biologica e in consociazione con patate, altri
tuberi andini, mais, leguminose, amaranto, patate dolci e altri prodotti, a
seconda del territorio. I semi, privi di glutine (e dunque adatti anche alla
dieta dei celiaci), una volta bolliti possono essere usati per zuppe, creme,
dolci e bibite e molte altre nuove ricette.
Andrea Amato, La Stampa, 29/12/2012
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