Siamo
a El Desemboque, un piccolo villaggio di poche case segnalato appena in alcune
cartine ben dettagliate, un punto appena abbozzato nello sconfinato deserto di
Sonora, Messico nord occidentale, dalle mappe catturate dal satellite e
disponibili on-line. Ma si tratta di un luogo importante per la storia, la
cultura e la quantità di tradizioni che qui abitano. Desemboque è infatti il
luogo dove risiedono 800 dei circa 1200 indiani Seri che ancora si possono
incontrare. I Seri, o Conca’ac, la
Gente, come amano chiamarsi nel loro idioma, sono una tribù le cui radici
affondano nelle migrazioni di quei popoli che decine di secoli fa
attraversavano a piedi lo stretto di Bering, allora ghiacciato, per giungere in
terra americana. Gli studiosi non sono riusciti a ricostruire le tappe percorse
dagli antenati di Angel, ma si suppone che il loro percorso passò attraverso la
penisola della Bassa California, da dove partirono sulle balsas per navigare tra le isole del Mar di Cortéz fino a
stabilirsi in quella che diventerà la loro terra sacra, l’Isola di Tiburón, e
nei vicini territori desertici sulla costa orientale del Golfo di California.
In quella terra montuosa e secca, bagnata dalle acque inquiete dell’Infernillo, i Seri vivevano in maniera
nomade di pesca, caccia e raccolta, suddivisi in sei bande che non
risparmiavano ostilità alle altre bande del proprio popolo e a chiunque provasse
a interferire con la loro vita indipendente. I contatti con altre tribù della
zona e con gli spagnoli furono sempre frequenti e piuttosto cruenti e i Seri,
popolo fiero e guerriero, furono ingiustamente accusati di praticare il
cannibalismo quando, nel 1894 un gruppo di cinque giornalisti e studiosi,
inoltratosi in territorio indiano, scomparve misteriosamente. Le guerre, le
malattie, la scarsità di acqua dolce, la difficoltà di reperire cibo e l’impossibilità
di coltivarlo decimarono nel XIX secolo i Seri, tanto che nel 1930 se ne
contavano appena 200 unità, per lo più raccolte sull’Isola di Tiburón. L’ultimo
atto di secoli di lotta di ogni sorta con il Governo federale ebbe luogo nel
1963, quando questo dichiarò l’isola Riserva Ecologica. Tiburón veniva sì
formalmente data in gestione al gruppo indigeno, però il divieto di
insediamento e di caccia di fatto espelleva i Seri dal proprio territori sacro.
Essi allora si stabilirono definitivamente sulla costa, dove fondarono i
villaggi di El Desemboque e Punta Chueca.
La
vita oggi a El Desemboque, dove stiamo lavorando il mesquite con Angel, scivola
quieta. Qui i Seri vivono isolati in un limbo tra modernità e tradizione,
legati ad un passato che li unisce alla loro terra e li spinge verso il loro
mare, e allo stesso tempo attira i più giovani in un curioso affacciarsi verso
l’esterno, l’”altro”, che giunge qui con l’entusiasmo dei ricercatori e dei
volontari allo sviluppo, ma anche con la plastica delle bottiglie di coca-cola
e il metallo dei giganteschi pick-up che qui tutti guidano. Passeggiare per El
Desemboque vuol dire percorrere poche strade di terra arroventate dal sole che
nascono dalla spiaggia e si perdono nel deserto, incontrare piccole costruzioni
di cemento e lamiera dotate di un cortile dove piazzare i letti per le fresche
notti all’aria aperta, entrare in un modesto negozio di alimentari, stupirsi davanti alla scritta “Internet
Cafè” sul muro di una casa, imbattersi in una costruzione più grande, adibita a
chiesa, dove cercare un po’ di ristoro dal caldo. <<Qui siamo tutti
cattolici,>> mi spiega in ottimo spagnolo Samuel, conosciuto la notte
passata davanti ad un bicchiere di vino di cactus alla celebrazione dell’inizio
del nuovo anno, <<e questa chiesa, la nostra fede, è il frutto dell’incontro
che avvenne con i missionari giunti in queste terre centinaia di anni
fa>>. In effetti la fede cattolica è un’eredità di uno dei numerosi
incontri avvenuti con i cocsar,
spagnoli e messicani che hanno sempre rappresentato un pericolo per le
tradizioni della tribù. Fin dall’arrivo di Padre Eusebio Kino nel XVII secolo,
iniziò l’opera di catechizzazione dei gesuiti, tentativo avversato con violenza
in primo tempo dai membri della tribù, ma accettato con lo scorrere del tempo
fino alla attuale adesione totale alla chiesa ufficiale messicana. Ma al culto
cattolico nella quotidianità ancora si affiancano le tradizioni animiste: riti,
pratiche e consuetudini mai dimenticate che hanno accompagnato i Seri per
secoli e che oggi continuano ad essere parte integrante della loro vita, seppur
spesso ibridate con il nuovo credo e con un diverso stile di vita. La
cosmogonia dei Conca’ac trova il suo
centro nell’Isola sacra di Tiburón, la prima terra ad essere creata insieme
alla vicina Tassne, e l’origine della vita viene indicata a partire dall’apparizione
di un uccello saggio e dal canto melodioso, antenato dei numerosi pellicani che
ancora pescano nelle acque di Tiburón. La religione tradizionale è basata sull’esistenza
di un gran numero di spiriti associati ad animali, oggetti, fenomeni naturali,
eventi particolari e pratiche quotidiane. Gli spiriti pervadono dunque il mondo
dei Seri e si può cercare di intercedere nella loro azione con feste o
attraverso colui che questi spiriti riesce a vederli: lo sciamano. Così come nella
visione religiosa, anche nella vita quotidiana dei Seri ruolo centrale è
costituito dal rapporto con gli animali che vivono nel loro habitat: gli
animali possono essere fonte di sostentamento come pesci, cervidi, tartarughe
di mare o di terra, oppure fonte di pericolo come serpenti a sonagli e
scorpioni, o possono ricoprire un ruolo sacrale come cani o le tartarughe
marine. Il rapporto con i cani, fedeli compagni di caccia fin dagli albori e da
alcuni associati agli spiriti degli antenati, è estremamente stretto: per le
strade di El Desemboque decine di cani scorrazzano liberi e affiancano i Seri
in qualsiasi attività. <<Il Governo dello Stato ci ha ordinato di ridurne
il numero e di sopprimere i randagi>> confida ancora Samuel, << ma
noi non faremo mai del male ai nostri háxz
>>. Animale sacro per eccellenza è la tartaruga, chiamata caguama in lingua Seri. Il rispetto e l’attenzione
mostrato dai Seri verso gli animali dell’ecosistema marino è enorme e per le
tartarughe marine, a rischio di estinzione, il Grupo Tortuguero locale
sta lavorando a piani di gestione sostenibile che aiutino a non privare i Seri
di uno dei propri cibi tradizionali ma che allo stesso tempo preservino l’esistenza
di questo animale anche grazie alla difesa dei suoi habitat riproduttivi.
Le
tradizioni del mare, l’amore e il rispetto per gli animali e la storia del
popolo Conca’ac sono insegnate ai
bambini del villaggio fin dalla prima infanzia nella Scuola di Danza
Tradizionale di Adolfo e Amalia. Dalla nascita di El Desemboque tutti i giovani
Seri hanno ricevuto qui, oltre che in famiglia, le prime nozioni sul folklore
del loro popolo. La scuola dell’obbligo, invece, ha luogo nelle aule delle tre
scuole del villaggio costruite dal Governo Federale – asilo, primaria e
secondaria. Le lezioni sono tenute da insegnanti del villaggio che mostrano
agli alunni videocassette standard inviate dal Ministero di Città del Messico
dal quale far partire il lavoro degli alunni.
Il
rapporto con l’autorità centrale è talvolta ancora conflittuale, anche se il
villaggio gode della sua autonomia amministrativa – si trova infatti in
territorio indigeno gestito da un consiglio di Seri – e beneficia di programmi
federali come quello legato all’istruzione o destinati alla costruzione di
strutture quali il locale Posto di Salute. La medicina “ufficiale” è infatti
affidata al medico cocsar che lavora
in quel centro, anche se spesso i Seri preferiscono affidarsi alla tradizionale
medicina naturale tramandata da quelle donne che ancora ricavano medicamenti e
infusi benefici dalle piante raccolte nel deserto. Il tema della salute è un
ulteriore esempio della tensione che pervade il mondo dei Seri: da una parte il
legame alle proprie radici, dall’altro l’arrivo del mondo esterno. E se a El
Desemboque, il più isolato dei due villaggi Conca’ac,
proprio l’isolamento e l’insegnamento delle tradizioni, hanno preservato la
società Seri, Punta Chueca, l’insediamento più vicino al “mondo esterno” è
spazzato da contraddizioni e tensioni sociali tra gli anziani e i giovani che
non vogliono più riconoscere la loro autorità e la propria identità. A El
Desemboque alcune usanze, tra le quali il vestire colorati vestiti
tradizionali, sono legate unicamente alle numerose feste tradizionali, ma l’impianto
sociale sembra aver retto all’invasione del “mondo esterno” grazie all’ibridazione
di tradizione e novità. Il “mondo esterno” però, talvolta, non può essere
fermato neanche dal collante sociale, dall’ibridazione: le acque dell’Infernillo, ad esempio, sono sempre più
povere di pesce perché depredate da pescherecci che vi entrano senza
autorizzazione pescando con metodi illegali. Altro esempio è rappresentato dal
riscaldamento globale. << Le acque sono sempre più calde>> racconta
Alfonso, pescatore fin da bambino, << e i granchi non si nascondono più
sotto la sabbia nella stagione fredda. Non esiste più una stagione fredda,
dunque oggi si rischia di pescare più granchi, ma allo stesso tempo di minarne
la presenza nelle nostre acque>>.
Vista
anche la scarsezza di pesce, l’artigianato nell’ultimo decennio sta sostituendo
la pesca come protagonista nell’economia locale. Le grandi ceste pazientemente
intrecciate coi motivi tradizionali dalle donne, nei pomeriggi al riparo dal
sole sotto la tettoia di fronte alla spiaggia, sono conosciute in tutto lo
Stato di Sonora e anche oltre i suoi confini, così come le figure intagliate
nel palo fierro, legno scuro e
solido, anch’esso legato a miti e pervaso da un proprio spirito. Le stesse
donne, le madri e le sorelle di Angel, si recano spesso nel deserto per
raccogliere i pochi frutti che questo dona loro, tra cui i fiori del cactus e
il mesquite. Oggi, mentre lavoriamo al mulino con Angel, loro sono a Pozo Coyote, bardate in ampi drappi, a
raccogliere i baccelli di mesquite seccato sulle piante. In quell’area lontana
almeno 50 km dalla spiaggia, terra di serpenti e scorpioni, si trovano
conchiglie ovunque, quasi a testimoniare l’anima nomade dei Seri, in cui mare e
terra sono elementi compresenti e imprescindibili.
<<Italia>>,
ride Angel, molinero e pescatore, giù
al mulino, <<fa caldo, eh?>>. E ancora si piega e torna a infilare
mesquite nella sua macinatrice rumorosa, mentre il sole alto rosicchia un altro
pezzo della sua ombra preziosa.
Andrea Amato, Slowfood n.29, ottobre 2007
