giovedì 2 maggio 2013

Quando è il marchio a fare la differenza

Gli italiani sono grandi esperti di caffè. Un’affermazione che sembra indiscutibile ma che dice una mezza verità. Certo, in termini di quantità siamo i terzi consumatori nell’UE e l’atto di bere un caffè, da soli o in compagnia, è parte integrante della vita di molti di noi. Ma quanti consumatori sanno come è fatta una pianta di caffè o da dove viene ciò che stanno bevendo? Quanti sanno come vive chi lo coltiva e se dalla vendita il produttore ottiene il riconoscimento per una vita per lo meno degna? 
Il progetto del marchio “Presidio Slow Food” sul caffè è nato proprio per colmare questa lacuna, questo vuoto di comunicazione e conoscenza tra produttori e consumatori, includendo una figura chiave della filiera: i torrefattori. Un progetto culturale, che mira a creare consapevolezza attorno al caffè e ai suoi produttori, con il fine ultimo di accorciare la filiera e creare un impatto economico importante per i produttori dei Presìdi. Se fino a pochi anni fa Slow Food in questo campo aveva lavorato solo con i produttori nel sud del mondo, recentemente è sorta la consapevolezza di dover includere anche i torrefattori, per arrivare in modo più incisivo a cambiare le abitudini dei consumatori. L’idea è semplice: i torrefattori aderendo al progetto potranno apporre il marchio “Presidio Slow Food” sulle proprie confezioni, mentre i consumatori avranno la possibilità di riconoscere ed acquistare quei caffè contraddistinti da una filiera Buona, Pulita e Giusta.
Il progetto, coordinato dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità, ha mosso i primi passi nel 2009 con la nascita di una Commissione composta dai docenti Master of Food del caffè e da alcuni torrefattori amici e collaboratori di Slow Food. Nei primi incontri e dibattiti sono state poste le basi teoriche dell’iniziativa ed è stato scritto un regolamento. Questo stabilisce che possa fregiarsi del contrassegno quel caffè tostato (in grani, macinato, in cialde o capsule biodegradabili) composto al 100% da caffè verde Presidio Slow Food, in monorigine o in miscela con altri chicchi provenienti da progetti di Presidio. I caffè che rispondono a questo primo requisito di base vengono inviati alla Commissione, i cui membri si riuniscono per degustare il prodotto e fornire a Slow Food ed ai torrefattori stessi le proprie indicazioni. A questo scopo è stata redatta una scheda di degustazione in espresso che evidenzia pregi e difetti e che serve da base per accettare o meno la candidatura: se infatti il caffè ottiene una valutazione organolettica negativa non potrà essere commercializzato con il contrassegno del Presidio. Infine, il regolamento stabilisce norme di trasparenza e di lealtà verso produttori e consumatori: il torrefattore è infatti obbligatorio indicare sulla confezione da quale area di produzione e da quale produttore (individuale o organizzazione) è stato acquistato il caffè. In questo modo i caficultori potranno avere la giusta visibilità sul mercato – fatto questo che da loro enorme orgoglio – ed i consumatori potranno essere più informati su ciò che bevono e su tutto il mondo, affascinante e complesso, che sta a monte della loro tazzina di caffè.

Andrea Amato, Slowfood n.53, marzo 2012

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